Juggling magazine

DanzanDo

a cura di Donatella Ruini

Danzatrice, insegnante e creatrice di un proprio metodo di danza e movimento. Destinato ad artisti circensi, danzatori e operatori nel campo dello sviluppo del potenziale umano e delle discipline olistiche, é un'originale metodologia che porta ad acquisire nuove competenze espressive e creative e una differente consapevolezza nell'utilizzo delle proprie risorse corporee. Lavorando su ritmo, spazio, equilibrio, qualit del movimento, tecniche di improvvisazione, elementi di differenti danze occidentali ed etniche e molte altre differenti attivita' viene stimolata e sviluppata una visione piu' completa sia di se' come persona e come artista che delle proprie potenzialita' creative ed espressive nella performance scenica.

Autrice dei libri: Zumpallà - Il Possibile ti aspetta, "Viaggiare, Sognare", "Suono nel Vento - Pensieri tra Terra e Cielo" e "Danzando con l'anima-il mio viaggio nella danza"

http://donatellaruini.wordpress.com 

info per programmi piu' dettagliati o proposte di Workshops: donnaforart(at)gmail(dot)com

FB:  danzanDo     


"Indipendentemente dal lavoro che svolge,
qualsiasi persona in cui si nasconde un artista
diventa una creatura piena di inventiva,
di spirito di ricerca e di audacia, che esprime se stessa.
Diventa interessante per gli altri,
porta turbamento e scompiglio, illumina e apre nuove vie
per una più profonda comprensione delle cose"
    (R.Henry)

 

La parola ‘danza’ é un ombrello per tanti mondi molto diversi tra loro, da esplorare con la voglia di ampliare il nostro vocabolario espressivo, di trovare spunti e idee per le nostre performances ispirandoci ai grandi artisti, coreografi, danzatori che hanno lastricato il percorso della ricerca artistica e dello spettacolo. La danza é un’avventura del nostro corpo e contemporaneamente un territorio da sperimentare all’esterno di noi, che amplia le potenzialità e la ricchezza visiva ed emotiva dei numeri che montiamo per i nostri spettacoli, creando un ponte più vero e intenso tra noi e chi ci guarda.
La danza é una forma di scrittura di tipo visuale e spaziale, ha un suo linguaggio, un vocabolario e dei contenuti poetici. É un terreno di sperimentazione di noi stessi attraverso il quale creiamo sempre più comunicazione con gli altri: non solo negli spettacoli, ma anche nella nostra vita quotidiana, in come ci muoviamo nello spazio, in come ci relazioniamo con la realtà e con le persone, nel modo in cui impariamo a leggere gli altri attraverso il loro corpo e ciò che esprime.
Con la danza azioniamo le nostre energie profonde, mettendoci in relazione con lo spazio e con il tempo. Ed é proprio la nostra capacità di ‘sentire’ il tempo e lo spazio a renderci ritmici e a fare del nostro numero qualcosa di entusiasmante e coinvolgente o di mortalmente noioso: non è difficile fare un movimento, difficile è fare un movimento che comunichi qualcosa.
Nella qualità e nel livello del nostro modo di comunicare col corpo sta la differenza tra uno spettacolo fatto per se stessi, per dimostrare la propria abilità, e uno spettacolo fatto per trasmettere, per fare partecipi gli altri, per creare una vera connessione. Quella ci distinguerà da tanti altri giocolieri o performers e che farà sì che chi ci guarda si ricorderà di noi e delle emozioni che gli abbiamo dato per anni a venire. Il pubblico forse non ne é consapevole, ma lo sa sentire - e quando accade, risponde.
Ciò che facciamo come artisti é sempre un dono per gli altri. Tutta la differenza sta in come lo porgiamo.
La danza insegna la disciplina, l’abbandono, la generosità, la semplicità, il ritmo, la sensibilità. Ci insegna a capire e a dare valore al gesto. Possiamo muoverci dal centro verso la periferia, o dalla periferia verso il centro. Possiamo muoverci nella sfera alta (la danza accademica) e legarci al simbolo dell’eroe, o nella sfera bassa (nelle danze etniche) col baricentro attratto dal suolo, legato alla madre terra. Possiamo scivolare e fluttuare, avvicinandoci al volo, al sacro, e suggerire leggerezza e poesia, o spingere e mostrare la nostra forza con violenza. Possiamo fare movimenti simmetrici regolati dall’equilibrio razionale, o esprimerci in movimenti asimmetrici, rivelatori delle nostre emozioni. Possiamo saltare sfuggendo alle regole della gravità, strisciare regredendo a forme più ancestrali, farci piccoli avvolgendoci, tornare bambini e buffi con movimenti essenziali, affermarci nello spazio alzandoci in piedi, agire lentamente rendendo intenso e vibrante ogni minimo gesto, oscillare entrando in contatto con l’altro, alterare il respiro e con esso il respiro di chi ci osserva. Creare linee curve col corpo e ispirare accordo e armonia o linee spezzate e parlare di disaccordo, rottura, disarmonia emotiva. Metterci a testa in giù e suggerire a chi ci guarda il coraggio di un capovolgimento della visione del mondo.
A differenza del mimo, attraverso la danza ci ricordiamo che non dobbiamo descrivere, ma evocare. Raccontare. Se il nostro corpo non parla, non potremo comunicare nulla al nostro pubblico e non avremo suscitato alcuna emozione in lui oltre al dovuto applauso che premia la nostra abilità tecnica. Il nostro movimento si irradia nello spazio e provoca una reazione energetica ed emotiva in chi guarda: é un linguaggio che chi si trova ad essere sulla scena deve saper padroneggiare e incanalare attraverso la sua fisicità consapevole, dandogli una forma leggibile nello spazio comunicativo che condivide col pubblico, rendendolo partecipe della sua esperienza interiore. Peter Brook parlava della “trasformazione dello spettatore”, quella magia speciale che può operare l’artista e che é lo scopo di tutto il suo lavoro: riuscire per vie corporee ma anche invisibili ad aprire una porta nell’immaginazione dello spettatore. Ho sempre pensato che dobbiamo fare sognare chi ci guarda. Da alcuni spettacoli sono uscita volando, e ancora li ricordo dopo vent’anni.
La cultura europea e occidentale in generale ha avuto un percorso lineare, caratterizzato da un momento di rottura della modernità in cui le avanguardie hanno decretato che il passato era morto.  Le culture etniche non hanno avuto questo processo e hanno portato nel tempo la continuità delle tradizioni narrative del movimento: danza africana, orientale, balinese, indiana, danze del triangolo polinesiano e dei nativi americani per citarne alcune. Nella danza imitativa, tipica delle danze etniche, tutto é osservazione del mondo esteriore, di origine visiva: come si muove? Come salta in avanti? Come lo posso imitare? Cosa sento? E in tutte, fondamentale è la relazione sempre presente con la natura e col divino, con la terra e il cielo, espressa con il ritmo, la flessibilità, il mimetismo figurativo, lo scatto, la potenza, l’elasticità corporea attraverso cui il danzatore diventa narratore di storie, si trasforma e trascende i suoi limiti mortali.
Impossibile in una pagina raccontare la storia della danza, di cui ora a noi interessa soprattutto la crepa creatasi all’inizio del ‘900 tra la danza accademica (il balletto, la danza classica) e la danza moderna,  provocata dalle due aree di rottura della Modern Dance americana e della Ausdruckstanz tedesca  (danza espressiva o espressionista) che da Mary Wigwam e con Laban attraverso la  Bauhaus arriverà a Pina Bausch. Negli Stati Uniti danzatrici come Loie Fuller, Ruth St, Denis con le sue ispirazioni all’oriente e Isadora Duncan con la sua ‘danza libera’ hanno tolto i corsetti e le punte, rifiutato l’artificialità e i limiti del vocabolario classico tendente a un’asettica perfezione in cui il corpo é una macchina efficiente che esegue movimenti formali, codificati e predefiniti ma che non crea nulla. E hanno rivendicato a piedi finalmente nudi la libertà del corpo, espressione dello spirito: anima e corpo insieme a celebrare l’esperienza umana e le sue emozioni, la bellezza e la forza, espressione delle verità interiori attraverso il dispiegamento della propria energia vitale.
Da loro in poi si é aperta una sperimentazione ad ampio raggio, che ha portato al superamento dei generi e creato un campo di libertà in cui ogni coreografo ha potuto portare avanti ed esprimere la sua ricerca in una totale diversità di esperienze ed espressioni coreutiche. Per citare solo i più conosciuti: negli Usa Merce Cunningham, Alvin Nikolais, Paul Taylor, Alvin Ailey, Twyla Tharp, fino a Steve Paxton padre del Contact. In Francia Dupuy, Maguy Marin. Poi Limon, Maurice Bejart, Forsythe, il Teatrodanza di Pina Bausch, Carolyn Carlson, fino ai tanti gruppi e compagnie cresciuti in questi ultimi decenni.
Attraverso qualche video facciamo un piccolo viaggio tra alcuni grandi della danza moderna e contemporanea: una piccola panoramica per ispirarci e ampliare i nostri orizzonti artistici - e invito tutti ad esplorare le danze di altre terre, un percorso geografico che stupirà per sua ricchezza di gesti e significati e per la sua bellezza.
Ricordando che qualunque performance per il pubblico é basata sul dare e sul darsi, a conclusione di queste poche righe direi soltanto: appassionatevi, studiate, immergetevi nelle culture lontane e vicine nel tempo e nello spazio, e regalate alle vostre abilità circensi la bellezza di nuovi movimenti armonici, poetici, potenti, selvaggi, misteriosi, raffinati… e tutto quanto sarete stupiti di trovare nel vostro corpo sperimentando e studiando, vivendo col corpo la vostra immaginazione. E ascoltate musica, siate curiosi: ascoltatene tanta e di tutti i generi finché trovate un brano, proprio quello, che in quel momento vi risveglia il desiderio di un movimento. Quel movimento che nasce da dentro e spontaneo é il punto di partenza e va lavorato, esplorato, da lì parte la ricerca, la voglia di creare, la voglia di imparare e di diventare qualcosa di più… per riuscire a toccare con la nostra anima l’anima degli altri, risvegliare in loro passioni dimenticate, visioni, immagini, sensazioni, emozioni, fare irrompere qualcosa di improvviso e inaspettato tra le loro inconsapevoli barriere mentali ed emotive. Il nostro corpo é composto da molti altri corpi, in noi ci sono mille potenziali da esplorare. Un corpo vuole picchiare, un altro vuole abbracciare, e forse un terzo non vuole né l’uno né l’altro. Ho un corpo di donna, ma anche un corpo di uomo, ho un corpo di bambino, ho un corpo sensuale – o non ho un corpo perché nessuno mi ha mai accarezzato. Ho un corpo allegro, ho un corpo chiuso e assente, ho un corpo… Scegliendone una che ci attrae e ci piace, tra tanti tipi di danza possibili, studiandola, sperimentando, andando a vedere dove ci porta, impariamo a liberare la nostra energia, a conoscerla, a dosarla, a nutrirla di intenzioni, a misurare ritmi, velocità e intensità. La danza é un continuo divenire, un pozzo infinito di creatività espressiva che integrerà e arricchirà qualunque nostra creazione nel magico mondo delle arti circensi.

 

 

DV8

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